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LA CUCINA DELLE CASE DI PIACERE::Ricette necessarie per luoghi di peccato

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LA CUCINA DELLE CASE DI PIACERE::Ricette necessarie per luoghi di peccato

Dietro le paillettes e i broccati delle case di piacere italiane si nascondeva uno spazio più silenzioso e necessario: la cucina. È da qui che prende avvio questo saggio originale e sorprendente, che illumina un aspetto poco esplorato della vita nei bordelli del primo Novecento, restituendone una dimensione concreta, quotidiana e profondamente umana. Il libro nasce dal ritrovamento di un raro ricettario del 1929, attribuito a una tenutaria, recuperato e ampliato da una gastronoma italiana che ne interpreta e contestualizza i contenuti. Ne emerge un repertorio di piatti semplici, sostanziosi, pensati per nutrire più che per sedurre: una cucina domestica e funzionale, lontana dall’immaginario patinato e spesso stereotipato associato a questi luoghi.
Dietro le paillettes e i broccati delle case di piacere italiane si nascondeva uno spazio più silenzioso e necessario: la cucina. È da qui che prende avvio questo saggio originale e sorprendente, che illumina un aspetto poco esplorato della vita nei bordelli del primo Novecento, restituendone una dimensione concreta, quotidiana e profondamente umana. Il libro nasce dal ritrovamento di un raro ricettario del 1929, attribuito a una tenutaria, recuperato e ampliato da una gastronoma italiana che ne interpreta e contestualizza i contenuti. Ne emerge un repertorio di piatti semplici, sostanziosi, pensati per nutrire più che per sedurre: una cucina domestica e funzionale, lontana dall’immaginario patinato e spesso stereotipato associato a questi luoghi.
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Dietro le paillettes e i broccati delle case di piacere italiane si nascondeva uno spazio più silenzioso e necessario: la cucina. È da qui che prende avvio questo saggio originale e sorprendente, che illumina un aspetto poco esplorato della vita nei bordelli del primo Novecento, restituendone una dimensione concreta, quotidiana e profondamente umana. Il libro nasce dal ritrovamento di un raro ricettario del 1929, attribuito a una tenutaria, recuperato e ampliato da una gastronoma italiana che ne interpreta e contestualizza i contenuti. Ne emerge un repertorio di piatti semplici, sostanziosi, pensati per nutrire più che per sedurre: una cucina domestica e funzionale, lontana dall’immaginario patinato e spesso stereotipato associato a questi luoghi.